MONTESILVANO. «Pigri town». Chi ci vive chiama così Villa Verrocchio, mescolando dialetto e inglese, vecchia e nuova cultura: i pigri sono gli zingari secondo un antico e ancora sentito modo di vedere e indicare «la sfaticata etnia rom»; town è la città-quartiere di Montesilvano «che sta diventando loro territorio».
Scontento e disagio, profondi quanto repressi per paura di ritorsioni, serpeggiano da tanto tempo in questo rione tutt’altro che popolare. L’omicidio di Alba Adriatica ha scoperchiato il pentolone in ebollizione di una convivenza logorata tra rom e non, fatta di, accusano i residenti, «dispetti», «soprusi», «mancato rispetto delle minime regole di convivenza civile» da parte dei ricchi nomadi che da una decina di anni si sono fermati in questa zona residenziale tra i Colli e il mare, scelta già da un paio di generazioni da imprenditori e professionisti. Cinquemila persone, secondo gli ultimi rilevamenti, che pure si definiscono «una enclave italiana in territorio rom». Perché benché le famiglie di zingari si contino sulle dita di una mano, sembrano aver preso il sopravvento «con le loro usanze rumorose, prepotenti e sporche». La voglia di parlare, sfogarsi e chiedere attenzione alle istituzioni da queste parti è molta, quella di farsi fotografare e rivelare il proprio nome è decisamente minore, «perché poi noi qui restiamo soli con loro, che sono tanti, con parentele ovunque e un nugolo di figli per ogni nucleo. E non hanno niente da perdere». Però qualcuno ha deciso di uscire allo scoperto: «Tutto parte dal delitto di Alba: stiamo formando in questi giorni un comitato spontaneo di Villa Verrocchio», racconta uno dei fondatori, «in 50, più o meno, abbiamo già firmato un esposto per chiedere che si intervenga sul fracasso che fanno con la musica a volume altissimo e le feste a ogni ora del giorno e della notte. Ma non è questo l’unico problema». Come in un paese si sa tutto di tutti, quindi «si sa che non lavorano, che non mandano i figli a scuola, che vivono di illegalità». Nessuno vuole «passare per razzista», ma è opinione comune «che gli zingari siano la nostra mafia, la nostra camorra. E allora vanno applicate le leggi fatte per la malavita organizzata», incalza un imprenditore, «e procedere con la confisca dei beni provento di reati» «Qui nessuno controlla come questa gente campa, né con i soldi guadagnati come, visto che non hanno occupazione, si siano comprati grandi ville, cambino auto spesso, sempre di grossa cilindrata e ci viaggiano senza assicurazione». «Mia figlia ha avuto un incidente con uno di loro che non aveva né patente né assicurazione, e abbiamo passato guai seri», racconta un papà. «Fanno danni, i carabinieri lo sanno: quando possono, visto che ci dicono che non hanno uomini a sufficienza, vengono, interrompono le loro riunioni rumorose, poi vanno via e loro ricominciano come se nulla fosse». «Non proprio come se nulla fosse», osserva un signore anziano, «perché se lo segnano chi è stato a chiamare le forze dell’ordine e lo minacciano». «Non sappiamo se qualcuno controlli che paghino le tasse», incalza una signora. «Quella sui rifiuti, la Tarsu, di sicuro non abbastanza: buttano di tutto ovunque e se gli dici qualcosa ti minacciano». «Di certo a nessuno importa se i figli non vanno a scuola, così seguiranno l’esempio dei genitori. E noi per i nostri ragazzi che crescono qui abbiamo paura». Il comitato si farà conoscere sabato 21: «Scenderemo in strada per una fiaccolata, aderendo a una manifestazione di Forza Nuova, anche se noi siamo apartitici: non ci interessa l’ideologia di questo gruppo, vogliamo solo sensibilizzare al problema. Perché siamo esasperati». L’intenzione, poi è di «organizzare incontri con il sindaco e con rappresentanti rom, per discutere di quello che si può e deve fare per convivere in maniera civile. Prima che accada qualcosa di irreparabile. Come ad Alba Adriatica».
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